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Perché i super eroi non portano gli occhiali, ma gli agenti segreti si?

Perché i super eroi non portano gli occhiali, ma gli agenti segreti si?

Il cinema ed i fumetti ci hanno consegnato alcuni personaggi indimenticabili, Super Man, Spider Man, 007, Matrix, Harry Palmer …

Molti di questi characters devono molto della loro forza impressiva proprio ad un paio di occhiali. Uno dei casi più divertenti, memorabili e istruttivi è certamente quello che lega due figure centrali del fumetto americano Superman e Spiderman.

Superman e gli occhiali per…nascondersi

superman occhialiClark Kent, è nella vita di tutti i giorni è un giornalista, che grazie ai poteri di una misteriosa sostanza ‘kriptonite’ è in grado di diventare Superman, e grazie ai superpoteri può compiere imprese straordinarie.
Dall’originale fumetto, alle successive serie cinematografiche e televisive ha sempre mantenuto la formula duale, occhialuto nella vita quotidiana/ e naked quando è super power. È un reporter, nella versione presente nella foto con una lente rotonda e grande, sull’ovale molto regolare e squadrato definisce un aspetto ‘impacciato’ e incerto.
Il volto invece dell’eroe in posa statuaria è tutta una esplosione di energia positiva e di forza.

Anche se non sembra realmente ‘credibile’ che solo grazie ad un paio di occhiali l’uomo possa diventare una sua versione ‘super’ senza che nessuno lo riconosca, di fatto la struttura narrativa si regge su questo presupposto.
La stessa cosa accade ad un’altra coppia, Peter Parker, un tranquillo fotoreporter, che può diventare un imprevedibile concentrato si superpoteri: Spider Man.

Spiderman e gli occhiali per modificare la percezione del volto

spiderman occhiali

In questa serie cinematografica il giornalista Peter indossa nella sua versione umana degli occhiali che ne accentuano i tratti da ‘good boy’ , di altro aspetto è sempre lui nella versione ‘super’.

spidermanIn tutte le successive evoluzioni cinematografiche che hanno condotto fino ai nostri giorni, il dualismo fra il personaggio ‘umano’ e la sua versione ‘super’, ci si è sempre serviti dell’espediente narrativo degli occhiali per simulare questa doppia identità.

Quella che sembra essere una semplice ‘trovata’ cinematografica vanta in realtà un presupposto ben radicato nella nostra mente:

un ‘semplice’ paio di occhiali è davvero in grado di modificare la percezione di un volto.

Su questo elemento percettivo ci sono stati diversi ed importanti studi: uno in particolare svolto dalla New York università porta la firma di due ricercatori Robin Kramer e Kay Ritchie dal titolo Disguising Superman: How Glasses Affect Unfamiliar Face Matching.
Come è possibile ingannare tutti, semplicemente togliendo un paio di occhiali?

Come farebbe il pivello giornalista Clark Kent a diventare SuperMan senza che nessuno lo riconosca?

Sembrerebbe a prima vista una trovata da cinema per bambini. Ma quello che è emerso con la ricerca è proprio esattamente questo. Esponendo a gruppi di persone foto di persone con occhiali e senza, ed incrociandole con foto miste, si è potuto misurare che la piccola alterazione del volto, dovuta alla presenza o meno degli occhiali, può fare la differenza.
Il cinema è stato bravo a saper cogliere un aspetto psicologico insito nella percezione del volto delle persone, e come gli occhiali comportino quel discostamento tale, da rendere plausibile che una persona con questa ‘montatura’ possa non essere la stessa.
Ovviamente il cinema è il cinema, e la realtà è la realtà, ma questo elemento è fortemente indicativo nei comportamenti e nelle attitudini di scelta fra una montatura e l’altra.

Harry Palmer, gli occhiali per caratterizzare e dare enfasi

Sempre in ambito cinematografico, è da notare come nel caso di Micael Caine, agente segreto Harry Palmer, in una serie cinematografica di grande successo, si sia voluto calcare il suo carattere antitetico rispetto a James Bond, proprio usando un paio di occhiali.
Qui si è voluto creare un personaggio che anteponesse la ‘normalità’ dell’agente segreto Palmer ( Ipcress è del 1965) messo a confronto con un opposto in termini cinematografici rappresentato da James Bond.
james bond

Palmer si presenta come opposto di Bond, ne è l’antitesi visto che più o meno siamo negli stessi anni, Palmer deve risultare ombroso, silenzioso, apatico in certi frangenti. E’ proprio per dare ancora più enfasi al suo carattere che lo sceneggiatore e lo stilista pensarono bene di dotarlo di un paio di robusti occhiali. Un classico uomo della tradizionale Inghilterra, con il suo impermeabile. In scena porta occhiali, anche da sole, o con lenti sfumate, ma sempre per dare un tono poco appariscente al personaggio vengono scelte montature pesanti, con stanghette.
schermata-2016-12-09-alle-16-30-31In effetti gli occhiali sono ormai parte integrante del bagaglio di un attore: un accessorio indispensabile per rendere credibile un personaggio. Attori che nella loro vita di tutti i giorni erano costretti a dover portare spesse lenti da miope e sul set di un film o nelle apparizioni pubbliche si guardavano bene dall’indossarli.

È il caso di James Dean che abbiamo visto in foto mentre legge, o mentre gioca a basket, con dei grossi occhiali e spesse lenti, perché fortemente miope, ma che in scena recita senza occhiali accentuando quella svagatezza dello ‘sguardo’ che lo avrebbe reso così celebre.

J.P.Belmondo e gli occhiali come segno di credibilità

belmondo occhiali la ciociara

Di segno contrario J.P.Belmondo che nel film la Ciociara di De Sica con Sofia Loren porta gli occhiali per essere credibile come intellettuale al servizio della resistenza partigiana, ma che nella vita ci vedeva benissimo.

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Cinema ed Occhiali? Sempre andati d’amore e d’accordo

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1900, Grandma Glasses

1900, Grandma Glasses

Sono tanti i motivi che uniscono in una grande storia il cinema e gli occhiali, fino dagli esordi. Due realtà che sono sempre andate a braccetto. Si tratta in entrambi i casi ( occhiali e cinema) di due invenzioni dell’uomo.
Basta guardare una foto come questa. Con il cinema degli esordi che per stupire gli spettatori sulle possibilità narrative mostra in primo piano l’uso di lenti che fanno vedere una realtà che può apparire comica o deformante ( se vista attraverso una lente).

Ma lo sviluppo storico di entrambi si fonda sull’evoluzione della scienza ottica e sulla fisiologia della percezione. Così basta guardare una famosa foto che sta ovunque, tanto nei libri di cinema quanto in molte immagini pubblicitarie, dove si vedono tante persone riunite dentro un cinema munite di occhialini in cartone con lenti colorate – una verde ed una rossa – mentre guardano un film in 3D.

spettatori occhiali 3dEssendo occhiali 3D tutti uguali, ed essendo di notevoli dimensioni, sono tali da coprire una parte del volto degli spettatori e questo accentua due aspetti: uno omologante, nei riguardi negli spettatori che sembrano tanti cloni, uno uguale a quell’altro e l’altro che accentua la percezione del cinema come luogo di attrazione, fra ipnosi e allucinazione.
( spettatori con occhiali 3D)
Il cinema, ponendo tutto l’accento sull’aspetto visivo-acustico fa sì che la persona sia tutta indirizzata alla percezione attraverso solo due sensi ( udito e vista) e che in pratica il resto del corpo sia come immobile, che evidenzia come la attività percettiva in quel frangente sia strettamente legata all’organo visivo-uditivo, mentre il resto del corpo è praticamente immobile.

Sarà vero come ha sentenziato il filosofo francese Guy Debord che nella ‘società dello spettacolo’ ( ovvero la società dei nostri giorni) si sono potenziate oltremisura le facoltà dell’occhio umano, e che queste hanno contribuito ad estendere la logica dell’apparire a scapito dell’essere.

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